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Questa intervista è pubblicata per gentile concessione della rivista “Folk Bulletin: musica, danza, tradizione”.
Mussorgsky, hardingfele e
pop-rock storie
e chiacchiere con Annbjørg Lien sulla musica norvegese Articolo e intervista a cura
di Tiziano Menduto Traduzione di Roberta
Masciandaro Già da qualche anno che mi nutrivo di musica norvegese
attraverso poderose cucchiaiate di assoli di violino dell’Hardanger (o
hardigfele), quel meraviglioso strumento che le corde simpatiche e le
decorazioni fanno assomigliare ad antiche viole d’amore. Era già qualche anno
che riuscivo a non annoiarmi di fronte a bellissime esecuzioni, sempre e
rigorosamente in solo, di vecchi musicisti di hardingfele con commenti in puro
norvegese. Poi ho scoperto Annbjørg Lien (e dopo i Bukkene Bruse,
Susanne Lundeng, grandi voci e musicisti più giovani). E l’ho scoperta con lo
stupore di chi si accorge che l’hardingfele - strumento che ha la
responsabilità, un po’ artificiosa, di rappresentare la cultura di
un’intera nazione (come per il kantele in Finlandia o la nickelharpa in
Svezia) – che l’hardingfele,
dicevo, può tranquillamente inserirsi in ambienti musicali diversi. Ad esempio
in quelli creati partendo dalla cultura norvegese e passando attraverso
reminiscenze folk anglosassoni, classiche alla Mussorgsky e pop anni ‘70/’80
(!): insomma il suono originale del sodalizio artistico di Annbjørg con il
tastierista e, specialmente, arrangiatore Bjørn Ole Rasch. Ho conosciuto personalmente Annbjørg Lien dopo un
concerto alla rassegna Folkermesse dell’anno passato. Ho subito pensato che
un’intervista, purtroppo fatta solo in seguito e per via informatica, era
necessaria. Annbjørg è un raro
esempio di musicista capace di avvicinare sia gli appassionati di tradizioni che
i curiosi delle nuove tendenze musicali possibili al grande incrocio tra passato
e futuro. Qualche breve cenno biografico. Annbjørg Lien, originaria
della costa ovest norvegese, ha vinto in questi anni ben sei concorsi nazionali
per musicisti tradizionali. Nonostante questo, nonostante la sua abilità con
hardingfele e violino, non si
occupa solo di folk revival. Già in uno dei suoi primi album porta a termine un
interessante progetto di collaborazione con jazzisti di fama nazionale. Poi
iniziano i viaggi musicali che la portano attraverso tutti i continenti e le
collaborazioni con Arve Moen Bergset , Steinar Ofsdal e Bjorn Ole Rasch
che sfociano nella fondazione del gruppo "Bukkene Bruse" con i quali
vincerà nel 1994 una sorta di Grammy Award norvegese. In Italia sei ancora una scoperta recente... Racconta
chi sei, come persona e come artista... Sono cresciuta in un ambiente musicale... I miei genitori
amavano e suonavano musica tradizionale e proprio mio padre cominciò a
insegnarmi a suonare l’hardingfele all’età di 5 anni. All’epoca era
naturale farlo, ma ho dovuto viaggiare per incontrare persone che avevano i miei
stessi interessi. Quale è il tuo rapporto con la tradizione norvegese e
come descriveresti la tua musica? Nel mio stile la tradizione e le sonorità più moderne
vanno di pari passo e si ispirano a vicenda. Il mio ultimo album non è
rivolto a nessun pubblico particolare, contiene musica per tutto il mondo. Le
mie composizioni sono si ispirate dallo stile tradizionale, ma hanno anche un
nuovo suono. La tradizione rimane
come un’eco. Nella mia musica ci sono contrasti dalla luce verso l'oscurità. Il pubblico del folk-revival è un pubblico vario, gente con età e interessi molto differenti. Sono in molti, maschi e femmine, quelli che stanno cominciando a suonare, danzare e cantare. Questo revival per una nazione relativamente recente ed indipendente è molto importante. Ci aiuta ad essere orgogliosi delle nostre radici. Il tuo primo disco, nel 1989, sollevò qualche reazione
nel mondo musicale norvegese. L’idea di accompagnare l’hardingfele alla
nickelharpa e ad arrangiamenti con tastiere, fiati e percussioni si scontrava
con opinioni più rigide sul ruolo degli strumenti tradizionali. Quale è il
rapporto oggi tra la tradizione e l’innovazione? C’è collaborazione o
conflitto tra anziani e giovani musicisti ? Mi rincuora sapere che è stato apprezzato: spero di fare più tour in Italia e di incontrare gli amanti della mia musica. Baba Yaga è un famoso personaggio che arriva da vecchie favole russe ispirate a magici mondi fatati. Lei è una bruttissima maga che ha l’abilità di apparire con la bellezza e il portamento di una bellissima donna. Può apparire con diversi aspetti e mi pareva una buona metafora della nostra psiche. In questo disco racconto la sua storia con la musica. Una
specie di album di concetto, pieno di contrasti e della magia che Baba Yaga ha
inspirato anche me. Inoltre io suono anche in un gruppo folk chiamato Bukkene
Bruse ed è appena uscito un un album chiamato "Den Fagraste rosa”... E cosa vorresti dirci ancora per concludere questa breve
intervista? |
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