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Questa recensione è pubblicata per gentile concessione della rivista
Gli strumenti del freddo nord
Il violino
Dopo il contributo di Paola Brancato sul kantele finlandese, apparso qualche mese fa, è il momento di affrontare, con metodo e a tappe, un percorso attraverso gli strumenti musicali tradizionali nordico-scandinavi, sia da un punto di vista organologico che da quello della pratica strumentale e della diffusione odierna. Strumenti come il kantele, la nichelharpa, l’hardingfele, il sälgflöyt e tanti altri, portano con sé storie e aneddoti che possono mettere in luce le sfaccettature di questo mondo culturale meglio di tante parole. Storie che cercherò di arricchire, laddove possibile, con stralci di interviste a musicisti e costruttori. Questa la “buona” intenzione. Poi mi sono avvicinato ad un foglio di carta bianco per scrivere e mi sono bloccato. Di cosa avrei dovuto iniziare a parlare? Degli strumenti a cui ho accennato sopra, particolari, diversi, sicuramente adatti ad attirare l’attenzione curiosa di un lettore incline alle semplici equazioni (quelle che ad ogni nazione assegna per semplificazione eccessiva un solo strumento)? Forse no. Allora ho pensato e ripensato. Ho dato uno sguardo ulteriore alla tradizione di oggi o, meglio, a quello che di essa oggi si conosce; ho riascoltato le testimonianze registrate dei primi del novecento, raccolte e pubblicate a profusione in tutto il mondo nordico e ho capito che da un solo strumento si sarebbe potuto partire: il violino. Ovverossia lo strumento principe di quella cultura di cui a noi è giunta memoria. Uno strumento che non è stato ripreso dal passato, che non è stato ricostruito e che in molti paesi ha avuto una continuità di pratica strumentale invidiabile.
La tradizione violinistica piano piano venne a identificarsi, in Svezia e Norvegia, con quella degli spelmän (nome dato ai musicisti, in realtà non esclusivamente violinisti, che suonavano nelle feste tradizionali, per i matrimoni e per tutte le occasioni di danza). Considerati anticamente quasi come dei maghi, si diceva che gli spelmän avessero appreso la loro arte da Näcken, una sorta di genio dell’acqua che nelle leggende popolari era spesso associato al diavolo. I racconti popolari dicevano che le loro musiche erano in grado di far ballare oggetti inanimati, di far spezzare corde dei musicisti concorrenti o di risolvere ogni sorta di problema a chi fosse stato in difficoltà.
Recentemente,
specialmente in occasione della prima ondata di revival negli anni ’60, gli
spelmän cominciarono a riunirsi in gruppi, in associazioni chiamate
spelmanlag generalmente rappresentative di una particolare zona e composte
da un gran numero di musicisti (in buona parte violinisti ma anche
fisarmonicisti, clarinettisti,…).
In Svezia la tradizione violinistica diede il via a numerosi stili interpretativi differenti che cambiavano secondo le zone, secondo gusto ed esperienza di ogni singolo musicista e, a volte, secondo le particolarità delle danze suonate. Anche le accordature potevano variare notevolmente. Si poteva incontrare quella classica (sol-re-la-mi), ma anche, ad esempio nella Svezia occidentale, l’accordatura in la-re-la-mi o, con melodie in tonalità di la, l’accordatura in la-mi-la-mi. Un'accordatura particolare, chiamata näckastämning o trollstämning, invece era quella composta da la-mi-la-do#.
E’ difficile fare un elenco dei violinisti (e spesso compositori) più rappresentativi esaustivo: sono tantissimi e molti con caratteristiche proprie. Ci proviamo, dimenticando sicuramente molti nomi validi.
Ma sicuramente la zona a più alta densità di violinisti è sempre stato il Dalarna dove, specialmente intorno al lago di Siljan, sono sopravvissute tradizioni molto caratteristiche nell’esecuzione strumentale e coreutica. Ad esempio nel paese di Bingsjö. In questo piccolo paese, ricco di melodie piene di ornamenti e abbellimenti, si contano molti violinisti importanti, dal quasi mitico Pekkos Per (morto nel 1877), a Hjort Anders Olsson (1865–1952) che di Pekkos
fu quasi un continuatore portando con sé, nei suoi viaggi, uno stile vigoroso e preciso : la sua silhouette svetta nel logo del più importante festival di musica tradizionale in Svezia. Continuatore di Olsson il nipote Nils Agenmark (1915–1994) e, arrivando ai giorni nostri, Päkkos Gustaf (nato nel1916).
Spostandosi da Bingsjö di pochi chilometri si può incontrare la memoria viva di molti altri violinisti. A Orsa si poteva ascoltare la musica di Gössa Anders Andersson (di cui si trovano registrazioni degli anni ’40) o quella del più vecchio Bleckå Anders Olsson. A Boda imperversava la famiglia Röjås, molto richiesta per tutte le feste a danza. A Rättvik, che secondo il musicologo Karl Sporr era un paese da considerare la “parrocchia dei violinisti”, si sentiva forte la presenza della famiglia Pers, prima Olle, poi il figlio Erik e il nipote Hans. Un altro musicista di quella zona, famoso per la sua bravura nell’eseguire le seconde voci, era Påhl Olle. Ma dimentichiamo moltissimi nomi. Come non parlare, ad esempio, di Kungs Levi Nilsson, di Siljansnäs, o di Knis Karl Aronsson?
Chi volesse conoscere questo mondo musicale, vicino alla tradizione e meno incline alle novità revivalistiche, può comprare i dischi dell’etichetta Giga (si possono trovare su internet), fondata nel 1976 e condotta da Matts Ellberg: una casa discografica che produce registrazioni di musica folk svedese con suonatori di violino in solo, in piccoli gruppi o all’interno di spelmanlag. Un'altra etichetta svedese consigliabile è la Caprice che ha prodotto nel tempo dischi e Cd che raccolgono vecchie registrazioni (si parla dei primi del ‘900) di alcuni dei musicisti indicati.
La
storia violinistica norvegese non è solo legata all’hardingfele, una
sorta di viola d’amore con corde simpatiche (ce ne occuperemo in un prossima
puntata) diffusa tradizionalmente in aree ben precise. Nella zona orientale e
settentrionale era ben più diffuso il normale violino, chiamato vanlegfele o
flatfele, spesso con un manico più corto dello strumento classico, un
repertorio leggermente diverso da quello del violino dell’Hardanger e
accordature particolari. Tra i musicisti antichi e odierni si può citare, ad
esempio, Thorvald Tronsgård (1892-1986), che visse nel Folldal e che fu
l’ultimo violinista della zona a suonare il vecchio repertorio di springleik
(sorta di polske asimmetriche tipiche di alcune regioni norvegesi). Ma più
conosciuti di Thorvald sono
Loms-Jakup,
Hans W. Brimi, Per Sæmund Bjørkum (della regione del Gudbrandsdal)
e Arne M. Sølvberg. Tra i violinisti più giovani val la pena citare il
percorso artistico di Susanne Lundeng (Nord della Norvegia) che mescola
la tradizione a elementi di musica new-age e a sonorità moderne.
Anche in Finlandia si è ampiamente diffusa la tradizione violinistica, anche se con minore energia e con un livello che probabilmente non raggiunge la ricchezza stilistica della regione scandinava. Il violino (viulu), arrivato anche qui verso la metà del 17° secolo, cominciò a dominare nelle feste e nelle situazioni di ballo solo nel 18° secolo, specialmente nella zona meridionale e occidentale. Questa diffusione avvenne insieme a quella di una nuova cultura europea, più “occidentale”, che portò diversi cambiamenti: si perse la centralità delle runolaulu (le canzoni legate al mondo runico e del Kalevala), magari passando attraverso il periodo delle rekilaulu (canzoni con versi rimati e regolari), si diffuse la musica tonale e nuove danze cominciarono a prendere il sopravvento.
In
Finlandia la riscoperta del repertorio violinistico dipese anche dalla
formazione di gruppi di pelimanni nelle zone dell’Ostrobothnia: nei caffè
di Kaustinen, ad esempio, cominciarono ad essere riutilizzati l’harmonium e i
violini che per un po’ di tempo erano rimasti appesi ai muri. Furono proprio
musicisti come Friiti Ojala e Antti Järvelä a riappropriarsi di
questa tradizione e a portare alla fondazione di uno dei gruppi di pelimanni più
famoso: i Purppuripelimmanit. Ma fu dal 1968, con l’inaugurazione del
primo festival di Kaustinen, che la tradizione, in ambito di folk revival,
cominciò a diffondersi anche tra giovani musicisti vogliosi di intraprendere
strade nuove. Da questo mondo parte la musica dei JPP o le evoluzioni e
le sperimentazioni di Arto Järvelä, quelle correlate dei Pinnin Pojat
(Järvela e Pohjonen), dei Troka e del violinista.
Poche parole, per completare questo sguardo sul mondo nordico, sulla presenza del violino anche nel mondo danese.
Ma sono molti i gruppi, come i Rasmus, come i Jydsk På Næsen o il folk-rock dei Dug o il folk meno contaminato dei Lang Linken, o quello da danza dei Phønix e dei Baltinget, che percorrono le mille vie che il violino può percorrere tra passato, presente e futuro. Molto interessante, ad esempio, il cammino intrapreso dalla violinista Kristine HeebÝll, ex musicista dei Phønix, con il disco Trio Mio segnalato dal nostro giornale come una delle migliori produzioni dell’anno.
Il discorso sul violino non si esaurisce qui. La prossima puntata sarà dedicata a una lunga intervista alla violinista svedese Carina Normansson.
TIZIANO MENDUTO |
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