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“IHO” Maria
Kalaniemi & Aldargaz Hannibal Records/Rykodisc FOLK PROGRESSIVO, FINLANDIA Inciso nel 1995 per l’etichetta
finlandese Olarin Musiiki, e oggi riproposto dalla Hannibal/Rykodisc (il che
garantisce una maggior reperibilità presso i negozi specializzati), questo
lavoro della fisarmonicista finlandese si presenta come uno dei più
significativi tentativi (peraltro ben riusciti) di
“esplorazione-ridefinizione” della fisarmonica cromatica a bassi sciolti in
un contesto di cosiddetta nuova musica acustica. Per chi non la conoscesse ancora, scrivo di
seguito due righe sui suoi percorsi e la sua attività musicale. Maria Kalaniemi
è considerata uno dei migliori interpreti della fisa cromatica; i suoi
interessi e le influenze musicali toccano numerosi stili... dalla musica
scandinava (e in particolare finnico-careliana) al tango argentino, dalla free
improvisation al bal musette (frutto degli studi con Marcel Azzola nel 1989).
Incide nel 1992 il suo primo CD come solista (“Maria Kalaniemi”, Green
Linnet Records) ed è membro fondatore del gruppo Niekku, ensemble pioniere
della nuova musica finlandese. In “Iho”,
Maria è accompagnata invece da Aldargaz, un gruppo acustico formato da cinque
ottimi musicisti (Arto Järvvela-violino, Olli Varis-chitarre, Petri
Hakala-mandolini, Tapani Vark-basso acustico, Timo Alakotila-piano/harmonium).
Il disco presenta dieci tracce strumentali, la maggior parte delle quali di
composizione della band leader ed arrangiate con gran gusto dal pianista Timo
Alakotila. Il repertorio presenta una certa varietà, fermo restando lo stile
inconfondibile di Maria Kalaniemi, che possiamo riconoscere fin dalle prime note del disco. Troviamo solo due brani
tradizionali, che sono “Istunpa sänkys laitalla”, malinconico e carico di
forza espressiva, e l’ultima traccia, bellissima, “Napoleon”
(quest’ultima è arricchita da un quartetto d’archi, e dal sax soprano di
Janne Lappalainen). Il disco, che sicuramente rappresenta un passo avanti per la
musica di Maria e per tutto il panorama folk finlandese è, a mio avviso, uno
dei lavori strumentali meglio riusciti degli ultimi anni. Risulta, infatti,
molto più omogeneo del precedente “Maria Kalaniemi”, sia per i colori
che la band e i musicisti ospiti riescono a dare a tutti i brani, sia per gli
arrangiamenti, talvolta un po’ progressivi, ma sempre in grado di trasmettere
forti emozioni. Consiglio vivamente! Questa recensione è pubblicata per gentile concessione della rivista “Folk Bulletin: musica, danza, tradizione” (per ogni utilizzo di questi materiali contattarla preventivamente)
Non saprei. Conosco e apprezzo il percorso musicale di Maria, amo la sua fisarmonica e il suo tocco. Tuttavia. Tuttavia non ho l’entusiasmo degli altri ascolti. Vediamo perché. Bellow poetry è quasi un disco a solo. Solo sue composizioni, ben sette, con l’eccezione di un brano tradizionale e di un altro dello svedese Evert Taube. Solo fisarmonica, con l’eccezione sporadica della chitarra di Olli Varis e della sua (di Maria) interessante voce. Un disco dunque particolare che nel percorso musicale dell’artista segna la voglia di fermarsi e guardarsi dentro. Di cercare nel profondo, in una ricerca solitaria, le radici musicali già alla base dei precedenti progetti: il mondo runico del Kalevala, le tradizioni pastorali, le contaminazioni tra la cultura finlandese e le diverse culture gitane e svedesi. Ma non aspettatevi nulla che contenga in modo evidente alcunchè di queste radici. La ricerca è una ricerca intimistica, una ricerca che scava così tanto da lasciare poco nulla, da lasciare solo emozioni, a volte dei lamenti che a Maria ricordano una sorta di fado finnico. Emozioni che a volte cedono a lirismi un po’ scontati, pur rimanendo sempre calde - e non potrebbe essere altrimenti con il caldo tocco di Maria - e sfumate. Emozioni pure che sfogano vent’anni di progetti e di formazioni varie. Emozioni che, e vengo a spiegare la mia perplessità, a volte mi lasciano freddo. Il disco manca di un vero libretto e questa mancanza aumenta la distanza con l’origine delle esperienze timbriche, esperienza che inoltre non è quasi mai giocata sul piano della sperimentazione. Un disco diverso dalle produzione di Maria e che non faccio fatica a definire – pur dopo le personali perplessità - interessante e che non può mancare nel lettore cd degli amanti degli strumenti a mantici nordici.
Tiziano Menduto
Aito Records Ltd. Helsinki, Finland www.aitorecords.com Questa recensione è pubblicata per gentile concessione della rivista
VILDA ROSOR – Maria Kalaniemi Aito Records–2010 Folk revival, FINLANDIA
È sempre un momento particolare la recensione di una delle tante registrazioni di Maria Kalaniemi (ha ormai pubblicato quasi 20 cd…). E non solo perché quando si parla di Kalaniemi, si parla ormai una star riconosciuta della fisarmonica, capace di entrare con i suoi cd nelle posizioni alte delle classifiche mondiali del circuito folk-world. C’è qualcosa di più. C’è il suo tocco impareggiabile. C’è la sua originalità. C’è la sua capacità di passare dalle composizioni e arrangiamenti ricche di energia alle composizioni più intimistiche e sospese. Tanto che qualcuno l’ha definita “l’Erik Satie della fisarmonica”. Una definizione che, pur mancando in Maria la carica eversiva del musicista francese, ben si adatta alle sperimentazioni (ma non tutte…) fatte in questi anni con i gruppi Niekku e Aldergaz e alle partecipazioni al gruppo “internazionale” degli Accordion Tribe. Dopo queste poche considerazioni, che spero aiuteranno il lettore ad apprezzare questa musicista finlandese - ora anche docente al Sibelius Academy Folk Music Department - veniamo a parlare dell’ultimo disco Vilda Rosor.
Il disco è un personale pellegrinaggio nel mondo della musica di radice finnico-svedese, mondo che è stato quello della Kalaniemi, cresciuta con e attraverso questi due linguaggi, con e attraverso le loro similarità e le loro differenze. Il pellegrinaggio di Vilda Rosor la porta in contatto con canzoni e ballate che Kalaniemi ha ascoltato da giovane (ad esempio I fjol, un brano ascoltato alla radio e spesso cantato dalla nonna) o ha collezionato nei suoi pellegrinaggi musicali. È ad esempio il caso della famosa, tragica, ballata Sven i Rosengård che viene proposta in una versione raccolta nella regione dell’Ostrobotnia. Non mancano poi composizioni del fisarmonicista svedese Lars Hollmer o composizioni della stessa Kalaniemi che ogni tanto dalla tradizione ammiccano alla sua passione per i tanghi. E sicuramente ogni brano, ogni parola cantata (sì, in questo disco si possono ascoltare anche le sue doti vocali) sono riproposte con il suo stile, il suo tocco inconfondibile. Un tocco, tuttavia, non solitario. Il disco vede molti vecchi compagni di avventure musicali: - Eero Grundström (harmonium, harmonica) - Arto Järvelä (violin) - Mikko Kosonen (chitarra elettrica) - Pekko Käppi (jouhikko, voce) - Pekka Lehti (contrabbasso) - Olli Varis (chitarra acustica e dotar) - Janne Viksten (banjo). Un disco ricco di suoni e di emozioni da ascoltare e da vivere. Un omaggio ai musicisti e cantanti di tradizione finnico-svedese per il contributo che hanno dato nel passato e che continuano a dare oggi alla musica tradizionale finlandese. L'album è pubblicato dalla Records Aito.
Tiziano Menduto
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