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Questo articolo è pubblicato per gentile concessione della rivista
Gli strumenti del freddo nord: il kantele finlandese e la tradizione dei salteri baltici 3°puntata
Continuiamo il nostro viaggio attraverso il mondo del kantele e della ricca famiglia dei salteri baltici. Vi ricordo che abbiamo parlato nelle precedenti puntate dell’epopea del Kalevala, del kannel estone e, con l’aiuto di Paola Brancato, della storia del kantele. In questa puntata accenniamo ad altri salteri, il gusli e il kankles, mentre Paola Brancato presenta gli aspetti organologici del kantele finlandese.
La grande famiglia del kantele: il gusli russo e il kankles lituano a cura di Tiziano Menduto
Come abbiamo già detto nella
precedente puntata, il kantele appartiene ad una famiglia abbastanza numerosa –
ed in fondo anche abbastanza omogenea – dei cosiddetti salteri baltici. A questa famiglia, che - come visto nella precedente puntata - si diffonde su territori ben più vasti della sola Finlandia, appartiene anche il Gusli, un salterio diffuso per lo più nel sud-est dell’Estonia e nel nord-ovest della regione russa. E’ uno strumento abbastanza simile ad un piccolo kannel, lo strumento estone di cui abbiamo parlato nella precedente puntata, e viene generalmente ricavato da un unico blocco di legno.
Il gusli, utilizzato per lo più per accompagnare il canto, aveva un numero di corde varie, generalmente da 11 a 36, accordate diatonicamente e le forme potevano essere variabili. Nel Shlemovidnye gusli il musicista teneva lo strumento sulle ginocchia con le corde orizzontali e usava la mano sinistra per fermare le corde non necessarie agli accordi da realizzare mentre la mano destra passava su tutte le corde. Nella storia del gusli, come anche di altri salteri baltici, ci sono anche modelli a cinque corde, magari citati, come per il kantele, in qualche antico poema epico o in qualche pubblicazione in lingua slava del 12°-13° secolo. In questo caso una delle accordature tipo era: la, do, mi, sol, la (un modello di questo strumento è conservato nel Museo Glinka di Cultura Musicale a Mosca).
Un altro strumento associabile al
kantele è il Kanklės lituano.
Con una forma pressapoco trapezoidale il kankles è dotato di un numero variabile di corde in metallo o in budello ed è generalmente suonato direttamente con le dita o attraverso l’uso di plettri naturali fatti con penne o con ossa. Anche il corpo di questo salterio era anticamente ricavato da un blocco unico di legno duro, svuotato internamente. Per la tavola armonica era utilizzato un sottile foglio di un legno più sottile, generalmente abete, con un foro che veniva poi abbellito da ornamenti vari. In Lituania si trovano tre tipologie principali di kankles con numero di corde, tecnica strumentale e repertori diversi: il kanklės del Nord-Est dell’Aukštaitija, il kankles della zona occidentale dell’Aukštaitija e della Žemaitija (Samogizia) e il kankles dell’Ovest della Žemaitija e della Suvalkija (Sudovia).
Gli altri salteri, invece, erano per più utilizzati per accompagnare canzoni e danze. Con il tempo e con il recupero della tradizione del kankles (nel 1925 fu fondata un’associazione di musicisti) gli ensemble orchestrali cominciarono a modificare sensibilmente gli strumenti originali. Dai modelli di base si arrivò a tre tipi di strumenti, i kankles soprani (29 corde), i kankles bassi (22 corde) e i kankles contrabassi (15 corde).
Il Kantele finlandese, una leggenda tornata realtà- 2° parte a cura di Paola Brancato
Volendo lasciare da parte l’aspetto leggendario e più romantico dello strumento, ci troviamo comunque di fronte ad una realtà che, dal punto di vista organologico, non è meno affascinante. Il kantele, cordofono vicino alla famiglia delle cetre, viene anche definito nel linguaggio corrente come ”arpa finlandese” o ”salterio finlandese”, ma la sua catalogazione, secondo i musicologi, non è così facile e netta.
Le corde dello strumento, originariamente di crine ritorto o più di rado di tendine animale, acquistarono in brillantezza e potenza sonora quando cominciarono ad essere realizzate in bronzo fosforoso. Oggi viene normalmente utilizzato un sottile filo di acciaio armonico (generalmente di sezione 0.35 – 0.40 mm., a seconda dell’accordatura che si desidera adottare) ad alto grado di elasticità, benchè alcuni costruttori mantengano l’uso di metalli differenti: oltre al bronzo, anche ottone e rame. A volte, soprattutto negli Stati Uniti, si tende a fare anche uso di corde già pronte, come quelle da pianoforte o da banjo. La caratteristica delle corde è comunque di venire sempre montate con sezione uguale fra di loro. Non è infatti il diametro della corda, né la sua tensione, a variare l’altezza della nota prodotta, bensì la sua lunghezza. Di norma, la corda in acciaio può variare la tensione entro una gamma sonora di circa una quinta. Il punto di miglior risonanza è un tono-un tono e mezzo al di sotto del punto in cui essa è esposta a rischio di rottura, ed è consuetudine accordare lo strumento il più alto possibile per l’esecuzione di brani strumentali, mentre se deve accompagnare il canto può anche abbassarsi di qualche tono (perdendo ovviamente però il timbro, in tal modo, di brillantezza). Per quel che riguarda le caratteristiche costruttive è necessario fare un distinguo fra due tipologie totalmente diverse di strumenti, e ritornare per un istante alla loro origine storica.
Originariamente ricavato da un blocco unico di legno – per lo più betulla, pino o abete rosso - che poteva essere scavato sia dal di sotto (in questo caso lo strumento restava col fondo aperto), sia dalla parte superiore o dal lato, che venivano poi chiusi con una tavola riportata, col passare del tempo finì per essere realizzato da più parti, unite fra di loro da un complesso gioco di incastri. La forma è trapezoidale, e le corde, in numero compreso fra cinque e quindici circa, sono disposte a raggiera, divergenti fra loro. Questo è il kantele della tradizione popolare, diatonico, con cui i bardi finnici usavano accompagnarsi nel canto dei runi del Kalevala, con lunghe variazioni su strutture melodiche basate sulla scala pentatonica. Talvolta, ancora oggi, i pelimannit (suonatori tradizionali) usano per le loro improvvisazioni solo le cinque corde centrali dello strumento, mantenendo quelle alle estremità addirittura non accordate, e facendo ricorso ad esse solo per poche particolari melodie che richiedano necessariamente l’utilizzo di una gamma di suoni più ampia. In considerazione delle dimensioni piuttosto ridotte (70-80 cm. di lunghezza per un chilo circa di peso), questo tipo di kantele viene generalmente tenuto appoggiato in grembo dal suonatore, con la corda più acuta verso di sé. Nella tecnica di pizzicato detto ”ad arpa”, le dita dell’esecutore, a parte i mignoli, si alternano sulle corde, pizzicate con la parte di polpastrello appena al di sotto dell’unghia (a differenza di ciò che avviene con la maggior parte delle arpe e cetre a corde metalliche, l’unghia non viene usata, perché il timbro, già di per sé brillante, non abbia a divenire addirittura aspro). In alcune zone della Finlandia, ad esempio la regione dell’Ostrobothnia, si sviluppa in un secondo tempo un’altra tecnica esecutiva, di tipo accordale, dove le corde che non concorrono a formare l’accordo vengono stoppate con i polpastrelli della mano sinistra, mentre le altre vengono poste in vibrazione con l’unghia dell’indice destro o con l’ausilio di un plettro.
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