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Questo articolo è pubblicato per gentile concessione della rivista
Gli
strumenti del freddo nord: il kantele e la tradizione finlandese 1°puntata La rubrica dedicata agli strumenti del freddo nord ha languito per
troppo tempo tra le pieghe della calda estate. E’ ora di riprendere con un
altro degli strumenti caratteristici di questi territori. Ma quale? Avrei voluto
raccontare qualcosa di una delle zone più misteriose del mondo
nordico-scandinavo, la Finlandia. Quale migliore occasione per parlare dunque
del kantele, magari riproponendo uno scritto di Paola Brancato apparso qualche
anno fa, arricchendolo di miei approfondimenti? Ad esempio non si può parlare di kantele e ignorare la storia del
Kalevala. Non si può parlare di questo strumento senza tener conto dei cugini
oltreconfine, strumenti che spesso accanto ad un nome diverso presentano altre
storie e altri repertori. Infine una rassegna dei principali musicisti e cd per
chi vuole avvicinarsi al kantele e alla musica finlandese più in generale. Non
vi basta? Breve
introduzione al Kalevala a cura di Tiziano Menduto
Dipinto di Joseph Alanen - Ilmatar Per
familiarizzarsi con il kantele e con la musica finlandese tradizionale in genere
non si può non conoscere una fondamentale opera chiamata Kalevala.
Un’opera che, come vedremo, ha avuto evidenti risvolti sia sulla nascita e
sugli sviluppi successivi del folk revival finlandese che sulla politica dei
movimenti nazionalisti che porteranno, verso i primi del novecento,
all’indipendenza del paese. In fondo parlare di Kalevala
è anche affrontare uno dei due grandi periodi della tradizione finlandese,
quello più antico, quello che include le cosiddette runosong,
dei canti in cui non erano
presenti vere e proprie strofe, con un metro tipico (chiamato poi dagli studiosi
metro kalevaliano), una cadenza di poche battute, generalmente quattro o cinque,
e melodie costituite dall’alternanza di cinque note. Uno stile che si adattava
proprio a strumenti come il kantele, il jouhikko (una sorta di lira ad arco) o a
strumenti a fiato del passato. Nulla a che fare dunque con il secondo periodo,
quello della tradizione più recente, quello che è giunto in Italia attraverso
i dischi dei JPP ed è legato al festival di Kaustinen e alla musica dei pelimanni, gruppi di musicisti, spesso violinisti, che generalmente
animavano le feste popolari e le danze. Il mondo del Kalevala è invece un mondo arcaico e mitologico, un mondo in cui è
messa in scena una cultura che è sopravvissuta per circa due mila anni e con
una propria identità nel mondo baltico-finnico. Una cultura che fu sicuramente
florida in Karelia, Ingria, Estonia e in Finlandia ma di cui rimasero tracce nel
19° secolo solo in Karelia e Ingria. Una cultura di cui oggi, senza il Kalevala,
sarebbero rimaste solo poche memorie. Prima di arrivare ad aprire
quest’opera è necessario raccontare ancora qualcosa sulla sua genesi. La Finlandia dei primi del
1800, un territorio dominato dalla corona svedese per quasi sette secoli, era un
paese dove le lingue utilizzate e insegnate erano lo svedese e il latino. Il
finlandese era la lingua del volgo e poche erano le persone che riconoscevano
alla cultura autoctona un qualche valore. Dal 1809 in poi, fino al
1917, la Finlandia, passa sotto la dominazione russa e comincia ad avere una
relativa autonomia e una maggiore libertà anche in ambito culturale. Era
l’ottocento dei grandi movimenti legati al Romanticismo e sulla spinta di
questi alcuni intellettuali cominciavano a interessarsi alla poesia e alla
cultura popolare. E’ in questo humus che
nasce e opera Elias Lönnrot. Nato nel 1802 a Sammatti,
nella regione meridionale dell’Uusimaa, da una famiglia di condizioni
economiche modeste, si dimostra un talento precoce. Nel 1822 si iscrive
all’Università di Torku ed entra in contatto con studenti e docenti che già
da qualche anno cominciavano a diffondere idee nazionaliste, convinti della
necessità di una “nazione finlandese”. In questa situazione Lönnrot si
avvicina alla cultura popolare e comincia a viaggiare per diversi anni nei
luoghi, specialmente la Karelia (ma successivamente anche Estonia e zone
lapponi), dove si diceva esistessero ancora villaggi in cui si cantavano
arcaiche forme di canti tradizionali. Il primo anno Lönnrot raccolse circa 6000
versi, per lo più canti di magia e canti narrativi, successivamente (dopo aver
fondato con degli amici la Società di Letteratura Finnica) ne raccoglie altri
3000 e comincia a meditare di assemblarli tra di loro per poterli pubblicare in
un’unica opera. E’ solo dopo il quarto
viaggio, tuttavia, che si rende conto che quello che aveva in mano non era solo
l’esempio di vitalità dei resti di una cultura arcaica: era qualcosa di più,
una sorta di epopea che, al pari dell’Iliade o dell’Odissea, avrebbe
raccontato e mostrato al mondo la ricchezza della cultura finlandese. Nel 1835
l’opera di assembramento, di disposizione degli antichi runi “nella maniera
più conveniente”, finisce. L’opera è pronta e viene pubblicata. Negli anni successivi
continua la ricerca e alla luce del nuovo materiale Lönnrot rimette mano ai
runi. Nel 1849 esce un nuovo Kalevala
(Uusi Kalevala)
che purtroppo si allontana sempre più dalle formulazioni, dagli stili dei
vecchi informatori, dei vecchi cantori, come il cantastorie Arhippa Perttunen
che aveva incontrato nei suoi viaggi. Ma di cosa parla quest’epopea
nordica? I temi sono vari ma la maggior parte dei poemi, dei canti ha un contenuto epico. Un’epica particolare, costruita in un mondo intessuto di ritualità e magia, dove “uomini e donne tentavano di venire a patti con l'occulto (…) per proteggere le famiglie ed il bestiame ogni volta che erano costretti ad abbandonare la sicurezza delle proprie abitazioni o per difendersi dalla malattia”.
Illustrazione di Girt Wilks - Väinämöinen
Come appunto racconta
Michael Branch, professore del dipartimento di Studi Slavi e Baltici presso
l'Università di Londra, il Kalevala
nel suo raccontare la creazione del mondo e le gesta di eroi come Väinämöinen,
Kullervo e Lemminkäinen, che si battono per la conquista di un oggetto magico
(il sampo), rappresenta la memoria di un mondo perduto. “Con i suoi resoconti
di scontri fra sciamani, la sua quantità di riti stagionali, le sue colorite
descrizioni di cerimonie matrimoniali, le sue innumerevoli formule magiche, e
l'elaborata cronaca che fa della nascita, vita, morte e resurrezione dell'orso,
la creatura più riverita e temuta delle foreste nordiche, il materiale di cui
è costituito il Kalevala è un vero e proprio monumento all' uomo
rituale". In quest’opera uno dei
personaggi principali – e, come vedremo nei prossimi capitoli,
costruttore leggendario del kantele - è il figlio della Madre delle
Acque, Väinämöinen. Tra gli elementi epici e le gesta degli eroi affiorano anche runi relativi alla vita di tutti i giorni. Canti dedicati ai momenti di tristezza, ad esempio per la morte di una figlia, o di grande gioia e passione. Molti dei canti legati a situazioni rituali, come matrimoni e funerali, erano effettivamente cantati in queste occasioni nel passato. Probabilmente alcuni di questi erano anche ballati, come accaduto per antichi repertori similari in altre zone del Nord Europa e come risulta da alcune ricerche su danze in uso nella regione dell’Ingria.
Dipinto di Robert Wilhelm Ekman - Väinämöinen suona il kantele Abbiamo già accennato al
metro kalevaliano con cui i runi erano scritti. E’ bene ora sottolinearne
l’aspetto ritmico che tanto ha contato nelle ripresa dei runi nelle versioni
di molti gruppi finlandesi di musica tradizionale. I runi sono infatti
costituiti da quattro piedi trocaici (Vaka/vanah/ Väinä-/möinen) molto
caratteristici, con un ritmo che tende ad accentare la seconda sillaba di ogni
piede. Non aspettatevi, dunque, le continue rime o l’andamento strofico delle
canzoni appartenenti al periodo della tradizione finlandese più recente: i runi
sono pieni di allitterazioni, con ripetizioni di suoni e sillabe, e parallelismi
che seguono la struttura e il ritmo. L’effetto di questo tipo
di scrittura, o per meglio dire di canto, si può comprendere leggendo l’opera
nella lingua madre, ma si può percepire anche sfogliando la traduzione in
italiano di Paolo Emilio Pavolini (1864 -1942) pubblicata nel 1910. Possiamo
fare entrambe le cose grazie alla pazienza di Paola Brancato e al suo sito
dedicato al Kalevala (http://digilander.libero.it/kalevala/index.htm). Il Kalevala, almeno dopo la pubblicazione della seconda edizione, ebbe
un grandissimo successo. La Karelia cominciò ad essere considerata una vera e
propria culla dell’epica finlandese e divenne meta di pellegrinaggi di
studiosi: il Romanticismo fece propria la ricerca di Lönnrot. Al di là dell’entusiasmo
suscitato che, ricordiamoci, può essere compreso solo considerando il periodo
storico della Finlandia del tempo, dobbiamo tenere a mente che il Kalevala non è la tradizione finlandese e neanche quella kareliana:
è un’opera creata da uno studioso partendo da fonti popolari le cui origini
si perdono nei tempi. Uno studioso che lavora in continuità con le idee
formulate già verso la fine del ‘700 dal filosofo tedesco J.G. Herder
(1744-1803). Herder scriveva che una "nazione" poteva esistere solo se
possedeva una identità culturale propria, fondata sul linguaggio e sulla
letteratura orale della gente comune, in pratica fondata su una propria
tradizione. Il Kalevala oggi è ancora considerato una delle opere finlandesi più
importanti e rappresentative. E’ insegnato nelle scuole ed il canto
kalevaliano, nella sua probabile forma originaria di recitativo improvvisato, ha
dato origine in questo ultimo decennio a veri e propri “campionati”. Dal 1835 ad oggi il Kalevala
è stato cantato, recitato, rappresentato, raccontato, illustrato, ballato,…
E’ un simbolo che è stata stimolo per l’opera di moltissimi artisti: ad
esempio il poeta Eino Leino, il compositore Jean Sibelius, lo scultore Emil
Wikström o il pittore Arseli Gallen-Kallela. E nella musica
tradizionale? Sarebbe impossibile citare tutti i musicisti del folk revival
finlandese che hanno preso spunto dai runi. Tra i più conosciuti val la pena
citare Heikki Laitinen, il fisarmonicista Kimmo Pohjonen, le cantanti Tellu
Virkkala e Sanna Kurki-Suonio e, infine, il gruppo Värttinä che nell’ultimo
Dvd prodotto (un Dvd che racconta la storia del gruppo e che abbiamo già
recensito in passato) ha inserito diverso materiale per la conoscenza dei canti
runici. |
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