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Questo articolo è pubblicato per gentile concessione della rivista
Gli strumenti del freddo nord: il kantele finlandese e la tradizionale finlandese oggi 4°puntata
Questo viaggio attraverso il kantele e la musica finlandese è stato più lungo di quanto mi aspettassi. Doveva solo raccontare il kantele, ma nelle sue quattro tappe ha raccolto i frutti dell’albero genealogico dei salteri baltici e ha sguazzato con Väinämöinen nell’epopea leggendaria del Kalevala. Ma la musica tradizionale non può rimanere solo storia del passato: può essere di più di un reperto da museo da osservare con distacco. Nei paesi nordici il revival folk ha saputo trovare le strade giuste per un rinnovamento che mantenendo il legame con il passato potesse guardare avanti. Spesso con una qualità e un’originalità inimmaginabile. In quest’ultima puntata: - una semplice cornice per raccontare, molto brevemente, altri aspetti della tradizione finlandese e nominare i principali interpreti; - la conclusione dell’articolo di Paola Brancato che affronta l’uso del kantele in questi ultimi decenni. Per chi si fosse appassionato al variegato mondo ugro-finnico ricordo l’appuntamento del grande Festival di Kaustinen che si terrà dal 12 al 20 luglio.
La musica tradizionale finlandese, due brevi schede a cura di Tiziano Menduto
Tradizioni Come abbiamo ricordato nella prima puntata il Kalevala - i suoi racconti, le sue suggestioni – è stato alla base del movimento nazionale e della riscoperta della lingua e della cultura in un periodo in cui le culture svedesi e russe rischiavano di nascondere l’identità finlandese. Quest’opera ha tuttavia portato alla ribalta anche una modalità arcaica di canto e di canto a ballo che, diffusa in tutta l’area balto-finnica, aveva caratteristiche metriche, ritmiche e melodiche molto particolari (si basava, ad esempio, su semplici scale formate da cinque note, le cinque corde del kantele). Formato da canti mitologici, ninne nanne, canti profani legati alla vita quotidiana, questo ricco patrimonio vocale è entrato oggi nel repertorio di molti cantanti e gruppi musicali. Allontanandosi dal Kalevala è necessario ricordare che durante il diciannovesimo e il ventesimo secolo nei canti e nella pratica strumentale finlandese sono avvenuti molti cambiamenti. Ad esempio si sono diffusi, attraverso l’influenza dei vicini paesi scandinavi, i gruppi di Pelimanni in cui attori principali sono i violini, accompagnati più tardi anche da clarinetti e fisarmoniche. Esperti delle feste – era facile incontrarli durante i matrimoni – e delle danze, sono stati l’elemento di maggiore diffusione dei repertori di danze (minuetti, quadriglie, polske prima, valzer, polche e scottish poi). Anche il kantele, ritornato in auge dopo il grande movimento di revival degli anni ‘60/’70, ha subito – come racconterà tra poco Paola Brancato - numerose trasformazioni. Una breve menzione alle comunità Sami, i cosiddetti lapponi, che abitano nel freddo Nord. Un altro mondo, un’altra cultura, basata principalmente sulle forme vocali, in modo particolare sulle sue parti improvvisate, chiamate joik.
Interpreti
Ad esempio quelle di Tellu Virkkala, Sanna Kurki-Suonio,
Anna-Kaisa Liedes o del Per chi volesse conoscere meglio il kantele può cercare i dischi di Martti Pokela o dei più moderni Hannu Saha o Timo Väänänen (kantele elettrico).
Un ottimo esempio dell’evoluzione della musica Sami si può avere con i dischi di Ulla Pirttijärvi (anche nella formazione Girls of Angeli) e specialmente con quelli del più conosciuto Wimme Saari.
Il Kantele finlandese, una leggenda tornata realtà- 3° parte a cura di Paola Brancato
Intorno al Diciottesimo secolo si inizia a sentire l’esigenza di poter eseguire sul kantele anche le nuove melodie che provengono dal Centro Europa. Di conseguenza, diviene necessario aumentare l’estensione di note a disposizione, e le tecniche costruttive vengono modificate. Si realizza un kantele con una cassa di risonanza molto più larga, simile a quella di una spinetta o di un cembalo, realizzata con tavole sottili, ed il numero di corde cresce. Alla fine dell’Ottocento i kantele ”grandi”, anche detti ”a tavola”, contano circa 25-30 corde, per arrivare poi un paio di decenni più tardi alle 36-39 corde dei modelli da concerto. Ormai le corde non agganciano più l’estremità alla barretta metallica, ma ognuna di esse ha un cavigliere a sé stante. Inoltre queste, che prima si allargavano a ventaglio, finiscono col divenire parallele fra di loro. Lo strumento ora viene suonato appoggiandolo ad un tavolo, la sua posizione si inverte, portando la corda più grave verso il corpo del suonatore, e le mani si dividono nettamente i ruoli: alla destra tocca l’esecuzione della melodia, mentre la sinistra si fa carico dell’accompagnamento. La grande innovazione giunge negli anni Venti del nostro secolo, quando Pauli Salminen mette a punto un meccanismo di leve, sul modello di quello in uso sull’arpa, che consentirà allo strumento, fino a questo momento diatonico, di diventare cromatico. Siamo di fronte, comunque, ad una serie di modifiche che non alterano il modello originario del kantele fino ad ora conosciuto, bensì che delineano un nuovo tipo di strumento che a questo si affiancherà, e che verrà sempre guardato con sospetto dai pelimannit, perché chiaramente indirizzato ad un pubblico più colto, agli esecutori dei salotti borghesi piuttosto che non agli improvvisatori di estrazione popolare.
Altro particolare degno di nota è la scrittura dei brani destinati al kantele. Mentre per quel che riguarda i kantele da concerto essa è simile alla scrittura per pianoforte o per arpa, con le parti disposte su due righi distinti, nei kantele piccoli, che scrivono su di un solo rigo pur essendo strumenti polifonici, si ritrova uno stile di scrittura molto caratteristico che fa ampio uso dei rivolti, per cui di frequente la linea dell’accompagnamento viene a trovarsi al di sopra di quella della melodia: fatto peraltro prevedibile tenendo conto del limitato numero di note a disposizione e della sua natura prettamente modale, che non richiede una marcata conferma della tonalità. Verso la fine dell’Ottocento ci troviamo in presenza di due scuole nettamente distinte: la prima, quella dei musicisti tradizionali, che fa uso dei kantele piccoli, da soli o in gruppi di più strumenti, utilizzati nell’esecuzione di brani cantati o di danze; e la seconda, quella dei musicisti ”da salotto” di estrazione più colta, che sul kantele a tavola interpretano brani di musica ”continentale” opportunamente arrangiata. Poi, poco alla volta, entrambi i tipi di strumento cadono in disuso.
Con la realizzazione di kantele semiacustici o totalmente elettrici la sperimentazione si spinge verso altre strade, sovrapponendo al repertorio usuale echi jazz e innovazioni timbriche, come nella produzione di Timo Väänänen, uno dei più creativi giovani talenti oggi presenti sul panorama finlandese. Un’altra scena in cui il kantele è molto vivo e vitale è quella degli Stati Uniti, in cui venne importato nel secolo scorso dai numerosi emigranti, e dove è attecchito perfettamente adeguandosi anche a repertori molto diversi, come il country, il jazz e la musica d’autore, grazie al lavoro di interpreti e ricercatori come lo studioso Carl Rähkönen, le didatte Kasha Breau e Merja Soria, la storiografa e musicologa Joyce Hakala, la cantautrice Diane Järvi. |
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