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Questa recensione è pubblicata per gentile concessione della rivista
No, niente di scandinavo. L’indicazione “Svezia”, poco sopra, indica solo l’origine del sestetto, in arrivo proprio da quel freddo nord dove tra una polska e un’altra si può ascoltare anche un ottimo klezmer ricco di energia e pieno di fantasia. Così pieno da permetterci di dire che, in realtà, questo è un klezmer insolito. E’ il risultato di un cocktail composto di liquori balcanici, di spezie arabe e orientali, il tutto affogato nella tradizione klezmer e shakerato con qualche passo di danza. Un cocktail intelligente, ben condito e ben predisposto a farci vivere un’esperienza divertente e godibile. Divertimento che è già scritto nel packaging, nel contenitore e nel confezionamento di questo cd. Aprendolo ci piovono addosso una serie di piccoli adesivi ideati, mi immagino, per arricchire a nostro piacere la scarna copertina cartonata: una spinta alla nostra fantasia repressa dai mille “si deve” dei mercati (musicale, artistico, etc). Continuiamo ad aprire e sfogliare insieme questo lavoro, “Transit”,
il secondo dei Tummel (il primo, del 2001, era l’album 'Oy'). Se guardiamo tra
le poche righe e troviamo l’elenco dei componenti del gruppo, cominciamo a
capirci di più. Ai sassofoni c’è Pär Moberg, buon arrangiatore (ricordate
l’orchestra EYFO?) e compositore (e ne da largo esempio in questo lavoro). Ad
accompagnarlo in questo percorso altri cinque musicisti. Al clarinetto e alla
voce,
Annika Jessen;
alla fisarmonica Tredici brani, solo tre tradizionali, con un sound ricco di idee, qualche volta crudo, aggressivo, elettrico in cui la tuba si scontra e incontra con una chitarra elettrica, una fisarmonica e la dose percussiva necessaria. Altre volte con il morbido suono di un bouzouki in una melodia balcanica che piano piano diventa altro, diventa un cocktail di sapori e fragranze nuove.
TIZIANO MENDUTO
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