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Questa recensione è pubblicata per gentile concessione della rivista Il soffio del vento scandinavo Intervista
dalla Francia alla Svezia a Jean-Pierre Yvert In italia il soffio del vento scandinavo è arrivato proprio attraverso la Francia. Ricordo diversi anni fa le prime cassette, i primi stage… Ai passi di una bourrée, ai suoni di una scottish cominciavano a mescolarsi le atmosfere particolari di lontane polske. E il vento, almeno nel mio caso, diventava una tormenta che mi spingeva a cercare nei meandri polverosi di negozi musicali o negli spazi virtuali della Rete partiture e libri, video e CD di quel mondo. Una ricerca spesso vana. Nel
tempo le cose si sono lentamente trasformate: le etichette hanno cominciato ad
importare musica dal Nord, le associazioni ad organizzare stage di danze
svedesi, i musicisti italiani a cimentarsi con nuovi ritmi, sulla rete un sito
sforna notizie e link in italiano… Tuttavia è sempre attraverso la Francia
che è più semplice guardare per arrivare con lo sguardo oltre il Mar Baltico.
E magari attraverso gli occhi di un ottimo musicista (organetto, flauto
armonico,…) che è stato nel passato ed è nel presente il principale legame
tra la Francia e la Svezia, Jean-Pierre Yvert. A cura di Tiziano Menduto e con la collaborazione di Maria Grazia Caldirola D: Mi
sono sempre chiesto come è nato quest’interesse tuo e di molti francesi per
le culture nordiche… R :
Io sono arrivato un po’ per caso alla musica scandinava.
Fin dall’inizio ho addirittura sbagliato strumento:
suonavo l’organetto, ma in realtà era il violino che avrei dovuto
suonare. Partecipavo a tutti gli
incontri di violino programmati nel Centro-Francia, violino del Limousin ecc., ed è qui che per la prima volta
ho conosciuto il violino svedese.
Questa musica mi ha subito sedotto. Ho avuto la sensazione di poter
parlare con questa musica, di fare conversazione. In questa musica ci sono
silenzi, respiri: la frase musicale è molto importante. Tutto è interessante nella
musica svedese; la sua frase è
ritmo, ma anche silenzio, respirazione, voli lirici;
è molto lirica. Per me
suonare musica svedese è come recitare un poema,
il soffio del vento… E’ davvero forte, molto forte. D.:
Sei stato nei paesi scandinavi? R. :
Sì, ho abitato in Svezia per dieci anni. E la musica svedese l’ho
portata con me in Francia. Prima è arrivata la musica, poi le danze. Ho
conosciuto un insegnante di danze svedesi nel 1991, a Tolosa.
Era una delle prime volte che sentivo parlare di danze svedesi. Credo che
nello stage suonasse un musicista svedese… Prima mi hai chiesto come
la Francia è arrivata alla musica scandinava, sicuramente è stato anche a
causa mia. Eravamo pochi, in Francia, a
conoscere questa musica: ci siamo riuniti in un’associazione (Connaissance
des Musiques Traditionnelles Nordiques, ndr); l’associazione aveva lo
scopo di fare venire musicisti svedesi in Francia, organizzare tourné e
concerti, … Era molto interessante frequentare questi musicisti, conoscerli,
parlare con loro. Ed è così che
tutto è cominciato. La nostra è
un’associazione ancora molto viva. In questo momento stiamo registrando un
disco con i nostri musicisti. I suoi aderenti sono in buona parte giovani, non
professionisti. Sono la nuova generazione. In realtà comunque non
siamo in tanti: la Francia non è un paese dove sia molto diffusa la musica
scandinava, è ancora molto più seguita la musica irlandese. E tra gli stessi amanti dei
suoni scandinavi sono molto di più i danzatori che i musicisti. D.: C’è un qualche
tipo di rapporto con la comunità svedese in Francia? R.:
No. Gli scandinavi che
abitano in Francia sono persone che lavorano. Non sono interessate alla musica.
Siamo invece noi musicisti francesi ad avere un legame molto forte con i
musicisti tradizionali scandinavi. D.: Probabilmente il soffio del vento scandinavo anche in Italia è arrivato per opera tua. Credo che uno dei primi dischi di musica scandinava che ho ascoltato e registrato fosse proprio di un tuo vecchio gruppo, i Näcken…Un disco bellissimo, con arrangiamenti e melodie molto interessanti. Come è nato quel disco? R.: In realtà i dischi
pubblicati erano due e tutti e due nascevano dal mio incontro con nuovi
musicisti. Con musicisti che rispettavano il mio legame con la musica
tradizionale, la mia conoscenza dello sfondo musicale svedese, ma che nello
stesso tempo portavano un loro proprio stile. Quello che si creò fu una
sorta di compromesso, un mélange tra musiche veramente tradizionali e
arrangiamenti che risentivano della nostra sensibilità. D.: Quello che è arrivato in Italia dalla Francia e dai paesi scandinavi è il mondo della polska. Nei miei peregrinaggi musicali e non, attraverso la musica svedese, in realtà ho trovato altre forme musicali interessanti…Perché la polska per italiani e francesi rappresenta la Svezia? R: Perché è la forma musicale più tipica; ci sono in
Svezia altre forme musicali che si ritrovano anche sul continente: la
scottish, il valzer. Ma la forma
che è tipicamente svedese è la polska. Nella
polska c’è una ricchezza, una diversità, un ordine, che è fantastico. E’
una forma che è diffusa sia a Est che a Ovest (in rapporto alla scandinavia,
ndr), ma nello stesso tempo è caratterizzata da differenze sottili, da un
posto all’altro, da un villaggio all’altro. D.: Tu da qualche anno insegni a suonare la musica svedese, ad avvicinarsi al suo stile. Come si suona una polska? Quali sono i tipi di polska che esistono in Svezia? Qual è l’errore più comune per chi si avvicina a questa musica? R.: Quello che
probabilmente manca di più in molti musicisti è la giusta interpretazione;
ci sono due grandi famiglie di polska:
una famiglia di polska molto
virtuosistiche, ma abbastanza facili da capire a livello ritmico
- è meglio cominciare da
qui, perché si acquisteranno nello
stesso tempo le caratteristiche generali della polska, e si capirà il ritmo.
L’errore più evidente nasce dal rifarsi a scansioni ritmiche più
conosciute. Si tende a marcare i ¾ come se si suonasse una mazurca o un valzer.,
ma la polska non è né l’uno né l’altro.
Bisogna ascoltare. Nella seconda famiglia ci
troviamo di fronte a ritmi molto più complessi. Se la prima famiglia era più
regolare e relativamente virtuosistica, ora siamo in una famiglia più lontana
da Stoccolma , più lontana dall’influenza della costa, è un vero e proprio
mondo di polske …con ritmi difficili da capire. Bisogna ascoltare molto,
entrare all’interno della musica. Spesso
si vuole imparare troppo in fretta. Credo che sia meglio prima entrare in un sistema regolare,
capire come funziona, battere il piede perché sei dentro il ritmo, poi in
seguito lavorare su musiche più irregolari. D.:
Quali sono i tipi di polske più suonate nel mondo del folk-revival
svedese? E quale gruppo musicale
svedese può essere un buon modello per chi vuole cominciare a praticare questo
repertorio? R.:
Nei nuovi gruppi svedesi l’accento è messo più sulle polke
irregolari, in modo da stabilire così relazioni con le musiche dei paesi
dell’Est, con i ritmi asimmetrici a 5 tempi... Riguardo al gruppo non
saprei. Forse i Groupa. Ma in realtà conosco meglio i singoli musicisti…. D.: Quali sono, secondo te, le influenze reciproche tra Svezia, Norvegia e Finlandia? Esiste una musica che può definirsi scandinava? R.:
E’ difficile rispondere. La
Svezia nella storia è stata una conquistatrice, ha dominato la Norvegia , ha
imposto molte cose nella cultura… Ma nello stesso tempo nella musica
scandinava c’è uno spirito comune. In Finlandia ci sono zone
culturali molto diverse, zone dove parlano svedese e in cui i modelli culturali
sono gli stessi, e altre zone influenzate invece da modelli slavi. A sua volta la Norvegia è
molto isolata geograficamente. E’ difficile raggiungerla, le condizioni
meteorologiche sono molto dure e, dunque, ci sono caratteristiche norvegesi
molto forti, molto antiche, tipiche , strane. Rispetto a quella svedese
la musica norvegese è differente: bisogna rifare tutto; tu hai nell’orecchio un certo fraseggio musicale
nordico, ma qui il sistema musicale è completamente differente. In Norvegia sono pochi i gruppi.
Sono più presenti musicisti solisti. C’è molta improvvisazione e
dunque il sistema è piuttosto quello di lavorare su piccole cellule musicali,
su ritmi molto corti, una misura o due, e
poi lasciarsi andare a variazioni, improvvisazioni. Questo obbliga a suonare da
soli. D.: Nei paesi scandinavi
esiste uno stile, un modo particolare di suonare l’organetto diatonico? R.:
Bella domanda. L’organetto diatonico in Francia e in Italia è veramente
uno strumento tradizionale. In
Svezia in realtà si suona molto la fisarmonica cromatica, ma generalmente per
un repertorio più recente. Sono pochi i fisarmonicisti che suonano polske, sono
rari. La musica tradizionale
invece si suona con il violino. Ci sono poche persone che
sanno suonare questo repertorio di violino con l’organetto.E’ molto
difficile. Io vengo dalla musica
francese, ho lavorato molto sulla musica del Limousin, d’Auvergne, e questo mi
ha enormemente aiutato a suonare la musica svedese perché avevo conosciuto bene
il violino. Sono riuscito a sviluppare sull’organetto una tecnica e dei colori
musicali che non avrei mai scoperto se non avessi tentato questa esperienza. In Svezia e Norvegia
l’organetto suona un altro repertorio; potrebbero suonare anche la musica
tradizionale, ma loro non sanno come fare.
Bisogna organizzare degli stage di organetto in Svezia. D.:
Il violino usato in Svezia è un violino particolare? R.:
No, è lo stesso strumento che c’è in Italia. Solo che ci sono spesso
maniere particolari di accordare, per esempio in sol o in la. In Norvegia invece c’è
un violino caratteristico che si chiama hardingfele, si possono suonare doppie e
triple corde e ci sono corde “simpatiche “ che danno una risonanza
particolare. D. : Uno strumento
caratteristico della Svezia è invece la Nickelharpa (una sorta di ghironda
senza ruota in cui le corde sono fatte vibrare con un archetto ndr)… R.: Sì e il suo repertorio
è specialmente legato alle polske regolari e molto “virtuose” e alla
regione a nord di Stoccolma. Ma da
diversi anni la Nickelharpa è suonata un po’ dappertutto in tutta la Svezia e
si cimenta con tutti gli stili di polka. D.:
Esiste anche in Scandinavia qualcosa di
simile al Bal Musette o al liscio in Italia? R.:
Sì, viene chiamato gammeldans, gammelmusic che letteralmente significa
la musica dei tempi antichi. Ma in realtà non è una musica così antica. E’
la musica dei bei vecchi tempi : siamo agli inizi del 1900.
Hambo , quadriglie,… Un altro repertorio rispetto alle polske o alle
Langdans, danze veramente antiche che probabilmente precedono nel tempo la
nascita della polska. D.: Quali
sono i tuoi progetti musicali futuri? R.:
Ci sono parecchi progetti aperti; uno con gli Svart Kaffe , un gruppo
dove ci sono parecchi musicisti, tra cui diversi musicisti svedesi.
L’altro progetto è con Jacques Mayoud, un progetto che va avanti in
Francia, con uno strumento che tu conosci già, il flauto armonico, un
particolare strumento a fiato di cui sono anche uno dei pochi costruttori in
Europa. Inoltre lavoro con delle
persone che raccontano, non commedianti. Mi piace molto questo lavoro, bisogna
tener conto della sonorità della frase. |
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